Guai a chi mi tocca Spiderman! Inizio con un avvertimento la mia recensione di Spider-Man: Homecoming, il cinecomics che ha l’ambizione di riavviare, per la terza volta sul grande schermo, la storia di Peter Parker.

Nel 2002 la splendida trilogia di Sam Raimi, nel 2012 l’esperimento semi-riuscito di Marc Webb e nel 2017 il reboot in salsa Deadpool di Jon Watts. Una tripletta esagerata per un fumetto che ha debuttato al cinema poco più di quindici anni fa. Tralasciando la poca fantasia della Marvel concentriamoci su questo Spider-Man: Homecoming che non è affatto da buttare. Anzi, la pellicola con Tom Holland diverte nonostante gli scivoloni nel catastrofismo da The Avengers in poi. Ma questo è un altro discorso!

Dopotutto l’amichevole Spiderman di quartiere riesce ad assestare ben cinque ragnatele in Spider-Man: Homecoming. Vediamo quali:

1. Fast Forward sulle origini

Il ragno. La puntura. Gli schizzi. La trasformazione e…. “Spiderman, Spiderman, does whatever a spider can”. Chi non conosce le origini dell’uomo ragno è pregato di abbandonare la lettura. Tutti amiamo la genesi di Spiderman e nessuno può riportare la storia di Peter Parker meglio di Sam Raimi. Jon Watts spinge il tasto Fast Forward sulle sue origini e fa bene! Abbandoniamo una storia trita e ritrita e ci godiamo subito Spidey in azione. Furbo ma efficace!

2. Un adorabile ragnetto

Quando ho saputo che Tom Holland avrebbe interpretato Spiderman ho rimpianto il sottovalutato Andrew Garfield. Eppure Tom è un adorabile ragnetto! Simpatico, autoironico e soprattutto “normale”, Holland è uno degli Spiderman più fedeli ai fumetti di Stan Lee. Completano il cast Robert Downey Jr. nei panni di Iron Man e Marisa Tomei e Michael Keaton in quelli di Zia May e Vulture.

3. L’ironia vincente

Dopo i Guardiani della Galassia e Deadpool la Marvel ha imparato a non prendersi sul serio. Primo perché è difficile criticare un film che si dissacra da solo e secondo perché il pubblico ama l’ironia sopra le righe. Meno forzato dei film di James Gunn e Tim Miller ma altrettanto divertente, Spider-Man: Homecoming intrattiene come pochi cinecomics.

4. La sospensione tra generi

Assurdo ma vero, Spider-Man: Homecoming presenta una interessante sospensione tra generi. Jon Watts inizia con il mockumentary e finisce con la commedia, la detective story, l’action e il thriller nel faccia a faccia tra Vulture e Peter Parker.

5. L’inconsapevolezza di un piccolo eroe

Da un grande potere derivano grandi responsabilità”, afferma Peter Parker negli Spiderman di Sam Raimi. Una consapevolezza che Parker, appena quindicenne, non ha in Spider-Man: Homecoming. Il bimbo-ragno desidera essere grande, lanciarsi in imprese epiche, fare quello che non ha il potere di fare. Ma il vero supereroe resta l’uomo dietro la calzamaglia! Un messaggio che, bisogna ammetterlo, ha il suo perché! Dopotutto Spidey è solo un bambino in Spider-Man: Homecoming ma ha tutto il tempo di diventare l’eroe che tutti amiamo!

Spider-Man: Homecoming verrà distribuito da Warner Bros nei cinema italiani il 6 luglio 2017.

Trailer – SpiderMan: Homecoming

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Sono sufficienti poche parole per classificare il mio lavoro, diviso tra l’attenta redazione di approfondimenti su cinema, tv e musica e interviste a grandi personalità come Robert Downey Jr., Hugh Laurie, Tom Hiddleston e tanti altri.

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