Sono passati quindici anni dall’uscita di Resident Evil nei cinema americani. Il mini-me tredicenne passava ore davanti alla tv per vedere il trailer del film con Milla Jovovich. Ricordo il primo teaser rovinato dalla connessione più lenta del pianeta Terra e la lunga attesa per la release italiana. Ma torniamo a quel fatidico 5 luglio del 2002!

Un salto indietro nel tempo

Dopo più di qualche (disperato) tentativo, riuscii a convincere i miei genitori a portarmi al cinema! Fu un colpo di fulmine! Mi innamorai subito del respiro da videoclip, delle esplosioni gore (ebbene sì, la sequenza dei laser copiata da Cube mi fomenta ancora), dell’Amazzone Alice. Avrei volentieri mandato avanti le lancette del tempo per gustarmi i successivi capitoli mentre adesso tornerei indietro a quegli anni di (beata) noia estiva. Ma torniamo al presente…

Un trionfo pop

Dopo quindici anni, sei film e due trilogie, il mio amore per Resident Evil è solido come il respiro pop della saga che ha rinnovato lo zombi movie. Un franchise che, proprio nel 2017, è giunto a termine con Resident Evil: The Final Chapter (qui la mia recensione per NewsCinema), il capitolo che ha messo la parola fine al mio guilty pleasure preferito.

Come dimenticare Alice e il suo “divorzio” a suon di asciate? O il bungee jumping di Apocalypse? O la detonazione di Afterlife? Milla Jovovich è il cuore della saga, la musa indomabile che sopravvive a tutto, dai Lickers a Nemesis.

Un pezzo di cuore zombi

Distrutto dalla critica ma venerato da me, Resident Evil è la massima aspirazione di un videogame su grande schermo. Un pezzo di cuore che lego ad alcuni dei momenti più magici della mia vita come il primo anno di Università (Extinction), la maratona al cinema Barberini, il tris di Afterlife e l’autografo di Milla Jovovich con rischio di cazzotto in faccia per aver infranto non so quale codice ucraino.

In occasione dell’anniversario di Resident Evil non potevo esimermi dal fare i miei più sinceri auguri a un franchise che è cresciuto con me. Un cult che, tra zombi e slow motion, continua ad emozionarmi come quindici anni fa.

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Sono sufficienti poche parole per classificare il mio lavoro, diviso tra l’attenta redazione di approfondimenti su cinema, tv e musica e interviste a grandi personalità come Robert Downey Jr., Hugh Laurie, Tom Hiddleston e tanti altri.

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