È davvero così bello il Logan firmato da James Mangold?

Ai Festival domina la regola del tre. Alla terza edizione, arriva la sfiga, quella vera! Febbre a 39, assegnazioni inaspettate e freddo polare hanno infestato l’ultima edizione della Berlinale. Ma c’è Logan! Eh sì, non Hugh Jackman, Logan! L’ultimo spin-off della mia saga Marvel preferita (parlo di X-Men, non Wolverine!) e il capitolo che chiude l’avventura del mutante di adamantio.

L’hype, come l’ansia, è alle stelle. Alcuni colleghi iniziano a lamentarsi delle file (ma mica siamo a Cannes!), altri della fame, altri del sonno e così via. Partendo dal presupposto che alle 15.00 mi sento la vitalità del Wolverine di Logan, mi armo di pazienza ed entro in sala. Il film inizia e la palpebra cala. Dopo dieci giorni di Festival, ho sonno! Ma come? Sei volato fino a Berlino e ti addormenti? NO!

Ingurgito gli ultimi tre pocket coffe (tanto il Festival è finito!) e mi risveglio godendomi lo sperimentale cinecomics di James Mangold (qui la mia recensione per NewsCinema). Un regista che, tralasciando Ragazze interrotte e Quel treno per Yuma, trovo privo di Identità (gioco di parole con il dimenticabile thriller del 2003 con John Cusack). Ma andiamo avanti!

logan

Troppi graffi, poche emozioni

Il sapore western mi rapisce, la violenza mi infastidisce e Hugh Jackman mi colpisce, non con i suoi artigli ma con il suo talento, nascosto nei precedenti capitoli sotto l’imponente muscolatura. Wolverine è stanco, umano (in tutte le sue accezioni negative), sporco e disilluso. Gli X-Men hanno fallito la loro missione e il dottor X non brilla di poteri e lucidità.  Allegria, portami via!

Comprendendo il desiderio di azzerare i precedenti spin-off, la bestia di Hugh Jackman è il cuore di un universo più vasto del film di Mangold. “Ma è tratto da un fumetto preciso, bla, bla, bla“! Si e no! In diciassette anni Wolverine ha dominato due trilogie cinematografiche e una saga spin-off; un capitolo distinto da tutto quello che ho amato nelle ultime due decadi non mi sembra la scelta più giusta!

Perché concludere il percorso iniziato da Bryan Singer nel 2000 con un combattimento rubato da Terminator e una sequenza finale scritta nella pausa caffè? Logan è iconico nella sua diversità ma freddo nel dire addio a un eroe che merita meno graffi e più emozioni. Ebbene sì, la saga di Wolverine finisce, la critica urla al capolavoro e io non provo niente, neanche un brivido!

Non è il migliore dei cinecomics Marvel e neanche degli X-Men ma è la punta di diamante della trilogia spin-off su Wolverine che, ricordiamolo, fa alquanto schifo. Detto ciò, Logan è figo ma stiamo calmi! Non lo avevo già scritto nel titolo?

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Sono sufficienti poche parole per classificare il mio lavoro, diviso tra l’attenta redazione di approfondimenti su cinema, tv e musica e interviste a grandi personalità come Robert Downey Jr., Hugh Laurie, Tom Hiddleston e tanti altri.

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